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Lo abbiamo visto da lontano.
Si aggirava imponente in mezzo alle linee nemiche, silenzioso come un’ombra.
Al suo passaggio le file di orchi si dividevano, scosse da un terrore che riuscivamo a percepire fin dagli spalti dietro le mura. Era come se il Male allo stato puro avesse preso possesso di quella carcassa immonda e se ne servisse per mietere vite e falciare teste.
Non ha un nome, ma qui i soldati hanno iniziato a chiamarlo in vari modi tra cui “l’Oscuro”, che è quello che sembra aver attecchito meglio.
Così faro anch’io.
L’Oscuro ci osserva, dalle fila del suo esercito delirante, e so che ci studia, cercando di individuare i nostri punti deboli.
E’ strano, ma solo a scrivere di lui sento la mano che mi trema e ho difficoltà ad andare avanti.
E’ come se avesse potere sulla mia mente, corrompendone i pensieri e la memoria.
Gli occhi mi si chiudono al lume di questa lampada a olio che inizia ad esaurirsi.
Devo dormire… ma – mi chiedo – cosa sognerò stanotte?

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