Oggi non ha mai smesso di piovere.
L’aria odora di erba bagnata e muschio, ma i fumi del campo nemico al di là delle mura di cinta portano fin qua gli effluvi della carne arrostita.
Carne umana.
Gli orchi ne sono golosi e soltanto l’idea mi accartoccia le budella nello stomaco.
Ecco, ci siamo. Odo il rullo dei tamburi.
La mia veste è a posto, l’armatura è lucida anche se qua e là si notano le ammaccature dell’ultima battaglia.
E’ passato tanto tempo da allora e vorrei trovarmi in un altro posto, in un altro tempo. Non qui, non in guerra.
Mi chiamo Valim, sono nativo della Contrada Bianca, un groviglio di vicoli e piazzette nascoste nel cuore della città, e sono cresciuto amando ogni pietra di questo luogo senza tempo che chiamo casa… e patria. Sono nato qui e oggi sono il comandante della guardia di Midyan.
Il suono di un corno spezza questo silenzio pesante e dalla corte interna si levano le grida dei soldati, pronti a lottare e a morire, se necessario.
Mi alzo e indosso l’elmo. Il cuore mi martella in petto ma non devo sentirlo.
E’ il primo giorno.


